Una mostra diffusa e immersiva, a cura di Valerio Dehò, nelle più importanti sedi dedicate all’arte di Pavia, celebra il quinto centenario della morte di Leonardo da Vinci, approfondisce il legame del genio fiorentino con la città e indaga sui misteri e sulle leggende che riguardano la celebre figura della Monna Lisa.
L’esposizione, promossa e organizzata dal Comune di Pavia con il sostegno della Fondazione Banca del Monte di Lombardia, coinvolge la chiesa di Santa Maria Gualtieri, lo Spazio Arti Contemporanee del Broletto, il Castello Visconteo, la Piazza del Municipio e offre opere di arte spiccatamente contemporanea, dalla pittura alla scultura, dall’installazione a lavori multimediali, alcune delle quali create per l’occasione e tutte accomunate dal rapporto imprescindibile con il passato, con la storia e con il grande Maestro.

Artisti: Marcello Aitiani, Paolo Albani, Anna Banana, Vittore Baroni, Stefano Benedetti, Julien Blaine, Stefano Bressani, Carlo Cantini, Myriam Cappelletti, Ugo Carrega, Cinzio Cavallarin, Gianni Cella, Riccardo Cocchi, Fabio De Poli, Giovanni Fontana, Franco Fossi, Claudio Francia, Raimondo Galeano, Marco Gerbi, Jiri Kolar, Sean Mackaoui, Roberto Malquori, Lucia Marcucci, Jean Margat, Miradario (Massimo Biagi), Gian Marco Montesano, Luciano Ori, Orlan, Vania Paolieri, Luigi Petracchi, Vettor Pisani, Lorenzo Puglisi, Giovanni Raffaelli, Sarenco, Karel Trinkewitz, Ben Vautier, Giuseppe Veneziano, Virgilio Rospigliosi, Elisa Zadi.

Da oltre cinquecento anni la Monna Lisa rappresenta un’icona indiscussa nella storia dell’arte.
Il più celebre ritratto di Leonardo da Vinci ha riscosso fin da subito un successo grandioso, spingendo artisti di tutte le epoche a tentare di riprodurla, interpretarla e anche contestarla. La sua fortuna in età moderna rinasce con Marcel Duchamp, e la Gioconda si trasforma in breve in una vera e propria icona pop. Il volume rende omaggio all’opera, ai suoi misteri, alle sue versioni e a tutto ciò che esse rappresentano in una visione contemporanea, con reinterpretazioni da parte di numerosi artisti del panorama artistico italiano e internazionale.

 

Giorgio Bonomi, Il corpo solitario, Rubbettino Editore, 2017, p.292

Questo secondo volume de Il corpo solitario è il seguito di quello uscito, con lo stesso titolo nel 2011, sempre per le Edizioni Rubbettino, e segna la conclusione della ricerca più che decennale dell’autore per questa tematica. Se nel primo libro erano esaminati più di 700 artisti, ora il numero di questi, tutti, a parte una decina, non compresi nel precedente testo, si aggira sugli 800: così i due volumi risultano come la rassegna più completa ed esaustiva sull’autoritratto fotografico, con artisti di tutto il mondo degli anni che vanno dai Settanta ai nostri giorni. Trattandosi di un libro d’arte, non viene preso in considerazione l’odierno fenomeno del selfie che attiene alla sociologia e non all’estetica. Attraverso la ricerca della propria identità, con il travestimento, con la narrazione, con la sperimentazione, la denuncia, gli artisti pongono problemi profondi che sono psicologici ed estetici, sociali e politici. L’autore dà conto di tutti con una breve introduzione ad ogni capitolo, con un esame succinto dei singoli autori e con una selezione delle loro opere. Il corpo viene definito “solitario” proprio perché tale tecnica è eseguita in solitudine, da soli o al massimo con l’ausilio di un amico che preme il pulsante della macchina fotografica, così “il corpo solitario” si impone nella società massificata come testimonianza di malessere ma anche come possibilità di liberazione e di salvezza.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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 La NAzione di Lucca  Articolo CUCO

 

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ELISA ZADI Introspezioni

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I VOLTI e le “ATTESE” che scoprono l’ANIMA

Fosse vivo uno di quei vecchi mercanti d’arte – Ghiringhelli, Cardazzo, Gian Ferrari -, capaci di riconoscere al primo sguardo il valore di un artista degno di essere definito tale, sul destino di una giovane pittrice emergente, Elisa Zadi, potremmo fin da ora riporre qualunque nostra ragionevole speranza. Dotata di un talento espressivo oggi divenuto raro, rappresenta l’eccellenza della più recente generazione di autori toscani incamminati verso le grandi ribalte. Elisa Zadi, scoperta e valorizzata da quel “magister optimus” dell’Accademia di Belle Arti di Firenze che é Adriano Bimbi, ha una spiccata vocazione per la figura umana. L’affronta, approfondendo non la fisionomia e neppure l’estetica, ma quella parte interiore dell’anima che si riverbera in superficie – in uno sguardo, una smorfia oppure una semplice posa – immersa in un caliginoso silenzio. Un simile piglio introspettivo evoca, nella memoria, l’aspro cavo di Lorenzo Viani, Varlin e, nondimeno, quello del valoroso Enzo Faraoni, padri putativi di un’artista, Elisa Zadi appunto, che avrebbe senz’altro riscosso la stima di Testori e Pasolini.
Giovanni Faccenda, Apertis Verbis-La Nazione di Firenze, 26 gennaio 2013.

 

 

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Lo Spazio Abitato

“Lo spazio abitato” vede una buona selezione di lavori dell’aretina Elisa Zadi, interprete di questa occasione espositiva di due momenti diversi del proprio iter artistico. Nella prima sala una serie di grandi dipinti, quasi intere pareti, accoglie il visitatore che riproducono la stessa realtà, uno scorcio architettonico con elementi naturali in ore diverse, creando uno spaccato di vita quotidiana che diviene metafora del tempo che passa e lascia il segno. Nelle altre sale oltra agli ambienti fatti di oggetti abituali e anche ordinari, l’artista affronta alcuni personaggi femminili e maschili dei quali traccia un’attenta analisi fisiognomica, capace, come in antico, di essere espressione di tematiche d’affetti e quindi di esternare stati d’animo introspettivi, scavando nell’animo umano. Emblematica é l’immagine di se stessa ripetuta tre volte in Sento, Vedo, Parlo, indicando nel titolo la volontà di azione e di espressione che l’artista evoca nelle proprie figure. L’ultima sezione di mostra offre invece al visitatore una sorta di stanze “private”, momento intimo del percorso interiore che l’intera esposizione vuole documentare.
Liletta Fornasari, La Nazione di Arezzo, anno 154 n°91, 2012.

 

 

articolo Spazio abitato-Marco Botti

 

L’Arto Fantasma

 

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Case d’Arte

 

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In rappresentazione

 

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articolo mente-quotidianamenti-Marco Botti

 

 

 

 

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