
La tavolozza, dalle tonalità leggermente abbassate, sembra avvicinarsi a un’idea primigenia di rinascita e di rinnovamento identitario, che l’atto creativo rende ogni volta nuovo, come un’epifania. È una pittura che parla sottovoce, che richiede attenzione per essere ascoltata. Un momento di nascita o rinascita che non vuole gridare, ma restare nella memoria come una festa silenziosa, capace di rinnovarsi in ogni opera. La natura è per me una sorta di specchio, uno stargate posto fra la mia interiorità e l’esteriorità. La natura accompagna il mio lavoro, ha il potere di riconnettermi al senso profondo dell’esistenza e dell’appartenenza ad essa. Le parole di Elisa Zadi aprono una soglia decisiva del suo lavoro: la natura non come soggetto, ma come dispositivo di attraversamento, come spazio di rispecchiamento e di passaggio.











