Elisa Zadi

“LA PORTA-VERDE”

 

Ho scoperto una tremenda legge che collega la 5° nota musicale, il colore verde e il calore …

Gustav Rol

Ho immaginato la quarta stanza come uno spazio che possa essere simbolicamente attraversato. In questa superficie gli elementi caratterizzanti della vegetazione vanno progressivamente ad alternarsi in lunghi fili che si estendono per tutta l’altezza del “portale” fino a focalizzarsi al centro in una piccola scultura in cera sospesa che ricorda un idolo-dea alato. Nel soffitto inclinato del “portale” è installato uno specchio, in modo che si rifletta l’opera stessa e le persone che si avvicinano, così da avere la sensazione di essere “immersi nel verde”.

Le foglie sono state concepite imitando e interpretando piante della simbologia classica: acanto (prestigio e benessere), alloro (gloria e immortalità) ed edera (continuità e fedeltà). Le foglie realizzate per l’installazione sono state costruite con diversi materiali (legno, stoffa e carta), ognuna di esse è unica nel suo genere per forgia e colore; oltre a queste l’opera presenta numerosi elementi in foglia d’oro, piccoli specchi, luci e germogli reali da sementi.

I germogli sono, insieme alla piccola scultura il fulcro significante dell’opera e, oltre che a trovarsi appesi in fili verticali, sono radunati in un simbolico quadrato al centro della struttura, nella base di essa, sotto la scultura sospesa.

Oltre ai suggestivi elementi visivi, caratterizzati dai diversi colori, dalle luci e dai riflessi di essi negli specchi, altro fattore tenuto in considerazione è l’elemento sonoro: ai fili infatti sono applicati dei campanelli che suonano al loro minimo oscillare nell’aria: l’installazione prevedere anche una cassa con la registrazione della vibrazione della 5° nota musicale.

 

IL FILM:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

LA MOSTRA:

Sette sono i colori dell’iride; Sette sono i chakra; Sette è il numero buddista della completezza; Sette sono i metalli simbolici del percorso di trasmutazione alchemica; Sette sono i poteri attivi della numerologia (attrazione, formazione, repulsione, sussistenza, nutrizione, digestione e crescita); Sette sono le stanze di una biblioteca privata in cui un uomo viene chiamato a riordinare e archiviare libri e oggetti. Da qui ha inizio il racconto L’uomo del Pozzo di Luca De Silva, da cui è tratto il film con la regia di Sirio Zabberoni, sceneggiato da Roberto Venturi. Il film,dal titolo Anìmula, narra la storia di un uomo incaricato di allestire una biblioteca privata composta da sette stanze.

Il percorso della storia si addentra nelle viscere di un pozzo librario reale e metaforico al tempo stesso, in cui si svilupperanno situazioni visionarie che porteranno l’uomo ad acquisire una coscienza di sé fuori dall’ordinario, in un viaggio nei segmenti dell’immaginario e dell’inconscio. La mostra Sette fa parte del progetto Anìmula ed è stata concepita come uno spazio dinamico ed esperienziale dentro gli ambienti del film, che ospitano le installazioni create da sette artiste e il video d’animazione con cui si apre il film. I sette interventi site-specific rappresentano elementi della scenografia delle varie stanze, con cui l’uomo si relazionerà nella sua fase extra sensoriale. Simboli, metafore, elementi di sviluppo interiore, energie universali legate ai sette colori dello spettro luminoso: un colore per ogni stanza, ogni colore affidato ad un’artista.

E il femminile, inteso come principio primo generativo, è fil rouge fondante del progetto che unisce lavoro delle artiste, mostra, film e racconto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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