
GIANLUCA CAPOZZI | ELISA ZADI
La donna e due dimensioni
a cura di StefanoTaccone

Il progetto nasce dalla volontà di porre a confronto due artisti che privilegiano il medium pittorico e la figurazione, senza però perseguire l’imitazione del reale. In ciascuna delle loro ricerche, le immagini nascono infatti da un processo di rielaborazione interiore che supera il semplice dato sensoriale. In questa occasione, inoltre, la donna e il suo corpo occupano il centro delle attenzioni di entrambi, benché se per l’artista avellinese, Capozzi, ciò rappresenta un episodio all’interno di una ricerca che possiede altri obiettivi, per l’artista aretina, Zadi, la riflessione sull’identità femminile costituisce da tempo un nucleo tematico imprescindibile.
Nel testo critico che accompagna l’esposizione, Stefano Taccone sottolinea come il lavoro di Zadi, servendosi di una gamma cromatica tenue, tendente alla mezza tinta, alla trasparenza, proceda da un’esperienza dello spirito:
«Nei suoi dipinti pare evocare un immaginario edenico: figure antropomorfe, spesso muliebri — talvolta chiaramente riconoscibili nella loro nudità, modellata dal chiaroscuro, talaltra immerse nell’ombra — popolano una vegetazione rigogliosa, avvolte da un senso di equilibrio perfetto. I colori possiedono l’irrealtà del sogno, e proprio questa qualità onirica rende quel mondo paradossalmente più convincente [..]».
Il mondo descritto da Capozzi è invece, al pari delle sue tipologie femminili, molto diverso, se non antitetico, a cominciare dalla tavolozza calda e squillante: «Le donne dei suoi dipinti oscillano tra atteggiamenti spericolati e pose apertamente oscene. A immagini che intendono evidentemente richiamare gli esiti della fotografia se ne alternano altre in cui il colore sembra liquefarsi. Esse sono poi frequentemente turbate, come in una interferenza tra dispositivi elettronici, da elementi che paiono provenire della pittura astratta, quando non proprio da segni involuti, prossimi al disegno infantile».